fbpx

COME HO TROVATO IL NOME GIUSTO PER IL MIO BUSINESS - © Ilaria Ruggeri.jpg
Quando mi presento e dico che sono una personal Musa, le persone mi guardano spiazzate e curiose di saperne di più.
Non è certo il genere di titolo che di solito trovi sui biglietti da visita. D’altra parte neanche io avrei mai immaginato che nella vita mi sarei definita così.

Spesso capire chi sei e cosa fai è molto più difficile di quello che sembra.

 
Io ho cominciato a ragionarci seriamente grazie a Gioia (coltivatrice di successi) e al percorso di personal branding che abbiamo fatto insieme.
Sono partita sapendo quello che so fare, cosa ho studiato e cosa mi interessa veramente.
Per fortuna (e purtroppo) l’elenco è piuttosto lungo.
Per mesi ho navigato in questo mare, alla ricerca del filo che potesse collegare tutti gli elementi. Sembravano sparsi, sconnessi, a volte inconciliabili.
Dai miei inizi online, l’ispirazione è sempre stata importantissima: ho trovare tanti siti stranieri che sono stati illuminanti nel mio percorso e ho avuto subito voglia di condividere e contagiare gli altri con lo stesso entusiasmo. Ho capito poi che poteva essere più di una semplice fissa, ma un punto cardine del mio brand. L’ispirazione è il collegamento infatti tra l’aspetto creativo e artistico, la dimensione spirituale e all’ambito più psicologico.

Come una scriba, ho passato mesi a riempire pagine e pagine di brainstorming: idee, riflessioni, intuizioni, diagrammi di Venn (son pur sempre della Vergine). Non sono stata avara di cuoricini e penne colorate.
Tra le possibili soluzioni uscite fuori in quel periodo ci sono anche titoli come “guida creativa e psicomagica”, “sciamana metropolitana”, “spiritual experience designer” e “portatrice sana di trasformazione”. Tutte queste possibilità mi affascinavano, ma nessuna sembrava rappresentarmi in pieno e in maniera autentica.

Il tuo titolo deve raccontare di te e ti deve far sentire bene, come un bel vestito che non stringe e non tira da nessuna parte.

 
E allora alla fine come ho scoperto di essere una Musa?

Come nelle migliori storie d’amore: per caso.
Ero sul tram, in mezzo alla gente, al telefono con la mia amica Giada. Parlavamo di tutto questo difficile percorso di ricerca della propria identità lavorativa. E poi mentre scherzavo con le parole componendole a caso, è arrivato personal Musa.
Mi è rimasto in testa e ho continuato a pensarci nei giorni dopo. Ci ho messo poco per innamorarmene. Ho superato poi anche l’imbarazzo di farlo conoscere ad amici e parenti.
E ora siamo in una relazione decisamente seria e io mi sento finalmente capita.