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Dopo tanto sentirne parlare ho deciso di sperimentare la mindfulness per capire di cosa si tratta in pratica.
È da diverso tempo infatti che si sente in giro, presentata di solito come rimedio infallibile a stress e frenesia contemporanee, però non avevo capito acora bene cosa fosse.
So che è una parola inglese piuttosto di moda ultimamente e che significa consapevolezza. Ne ho letto su riviste e libri, me ne ha parlato chi la pratica e chi la insegna.
Ma il dubbio rimaneva. Soprattutto ero curiosa di capire quale fosse la particolarità che la rende diversa da tante altre tecniche che già conosco e utilizzo.
 
Così sono andata a sperimentare di persona. Una serata di metà settimana mi sono ritrovata a un incontro di presentazione, seduta in cerchio con altre persone a sentirne parlare e soprattutto a sperimentare qualche breve sessione.
La nostra guida era uno psicoterapeuta e scopro infatti che la mindfulness è nata proprio in ambito scientifico e medico. Nelle due ore di incontro ho capito che in pratica si tratta di una tecnica di meditazione all’occidentale.

Lo scopo della mindfulness è portare la consapevolezza nel qui e ora, restare in ascolto e accettazione di quello che si presenta.

Ad esempio io durante la sessione della serata ho iniziato ad avere un terribile dolore alla schiena. Ero semplicemente seduta in posizione dritta, staccata dallo schienale, con le mani appoggiate sulle cosce. Dopo qualche minuto a occhi chiusi, la parte sinistra della mia schiena era piena di contratture. Mi sentivo tutta storta e per quanto cercassi di trovare sollievo, non riuscivo a allentare le tensioni. La sensazione era quella di una tortura fisica, e intanto ascoltavo le calme parole della nostra guida e cercavo di riportare la mente al presente, alle sensazioni che stavo avvertendo, dolore compreso, e ai pensieri che nascevano.
 

Cosa non è la mindfulness

A scanso di equivoci, ci è stato poi spiegato che la mindfulness non è una tecnica di rilassamento: può succedere che ti rilassi, ma potrebbe essere anche fastidiosa e frustrante (ce ne siamo accorti). Per quello ci sono le visualizzazioni guidate.
Non è nemmeno una terapia: l’obiettivo non è curare, far riemergere traumi o vissuti, rielaborare emozioni sepolte, riallineare le energie. A dire il vero non c’è obiettivo, se non quello di stare con ciò che c’è nel presente. Altrimenti si può ricorrere alla psicoterapia, all’analisi bioenergetica e alle tante terapie olistiche.
Non è nemmeno una tecnica per entrare in uno stato alterato di coscienza, perché si resta anzi ben presenti e ancorati al presente. Per viaggiare in altri mondi ci sono il sogno, i viaggi sciamanici con il tamburo, le visualizzazioni, le danze estatiche, la pittura intuitiva.
E soprattutto, non è una religione o un approccio spirituale.
La mindfulness infatti è stata creata come entry level della meditazione, togliendo tutte le cornici e i riferimenti alla spiritualità. È protocollata, codificata, misurata e resa scientifica. Non bisogna perciò avere particolari simpatie per lo spirito o la religione. E per questo forse va tanto di moda ora in Occidente.
 

Per chi va bene la mindfulness?

  • chi ha problemi di ansia e stress e vuole fermare la mente e ricontattare il corpo
  • chi è a disagio quando si parla di spiritualità, religione, energie e preferisce invece rimanere al sicuro nei confini della scienza
  • chi ha voglia e tempo per praticare (la mindfulness, ho scoperto, richiede molta disciplina: 45′ di pratica quotidiana!)

 
La mia serata, dopo i primi minuti di tensioni muscolari, è stata rasserenante: ho lavorato sul respiro e questo ha magicamente sciolto tutte le tensioni. Poi già che c’ero, ho portato energia a tutti i chakra e mi sono focalizzata sul Grembo. Perché a me alla fine piace anche tutto quello che la mindfulness lascia fuori.
 
 
Tu l’hai provata? Pensi ti sarebbe utile?