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dipingere la propria mappa - © Ilaria Ruggeri

Quando inizio a dipingere ho negli occhi tutti i quadri che mi piacciono degli altri. Così ogni volta sogno di dare forma a qualcosa del genere, con le caratteristiche che di solito amo nei loro lavori. Ho anche stilato un breve elenco di questi elementi fondamentali, per non dimenticarmene: lasciare dello spazio bianco, fare campiture di colore ampie e usare una palette ristretta, iniziare tracciando dei segni con i pennarelli…

Alla fine però le opere che faccio non rispettano quasi mai questi punti. Anzi, la maggior parte delle volte quando dipingo esce fuori qualcosa di completamente diverso.

Inizialmente ero davvero frustrata da tutto questo. Osservavo i miei ultimi lavori e quello che forse mi infastidiva di più era non trovare un punto focale, una composizione di elementi principali su cui far scorrere lo sguardo. Poi ho iniziato a essere curiosa di questo strano fenomeno. Perché, se so che mi piacere lasciare dello spazio bianco nella composizione, finisco per coprire tutto di colore? Forse c’è un demone assiro che si impossessa di me e mi impedisce di fare quello che vorrei mentre dipingo?

Dopo mesi di conflitto interiore (e parecchi sospiri), mi sono arresa. Ho detto a me stessa: ok, farò i dipinti che mi escono e non quelli che vorrei fare.
Mi piacerebbe avere più spazi bianchi dentro di me, poche emozioni chiare e bilanciate, linee nette da seguire. Invece mi sento proprio come i miei quadri: una disintegrazione di tracce e colori, un magma di segni che si sovrappongono, che si allargano in modo omogeneo e indistinto, che riempiono lo spazio e la mente per intero.

Così sto iniziando a pensare ai miei quadri come una mappa interiore, dove ritrovare le tracce di pensieri, idee, sogni, sensazioni che si mescolano nella mia vita. Sono percorsi impossibili, strade senza uscita, labirinti fatti di colore. Eppure perdermi in queste mappe mi aiuta a ritrovarmi.