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DI COSA PARLA DONNE CHE CORRONO COI LUPI - © Ilaria Ruggeri
Forse anche a te è capitato di sfogliare o di sentire parlare di “Donne che corrono coi lupi”, ma magari non l’hai ancora letto tutto e ti stai chiedendo di cosa parla in pratica questo libro. Così ho pensato di raccontarti qualcosa di questo testo e del perché per me è così importante.
Comincio dai fatti dicendoti che è un libro scritto dalla psicoterapeuta Clarissa Pinkola Estés. Se guardi ai numeri poi puoi notare che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio long seller e se ne trovano spesso diverse copie nelle librerie.
 

Perché iniziare a leggerlo

Il libro è stato pubblicato la prima volta in USA nel 1992, ma la mia avventura con questo libro è cominciata nel 2005. All’epoca ero agli inizi del mio percorso di ricerca personale: leggevo e mi confrontavo molto con qualche gruppo online di donne (quando Facebook non esisteva e si usavano solo i forum di discussione). È stato il passaparola di queste donne, più grandi e navigate di me, a ispirarmi e convincermi a comprare la mia copia. Sapevo sarebbe stata una lettura impegnativa e profonda, ma ero pronta. Stavo attraversando un importante stravolgimento della mia vita (avevo chiuso la relazione con il mio storico fidanzato e stavo per prendere la mia prima laurea in design, pur sapendo che quella non era la mia strada). Ero decisamente confusa, indecisa e avevo bisogno di capirmi meglio. Così ho iniziato a leggere “Donne che corrono coi lupi” un poco alla volta. Ogni capitolo era una rivelazione, un gomitolo da sbrogliare e a volte uno schiaffo in faccia.
 
Sono stata una lettrice lenta: ho impiegato anni a completarlo e la lettura in realtà non è mai finita. Da allora questo libro mi accompagna, mi ha aiutata in molti momenti di vita (è incredibile come il mio cervello rimuova proprio le parti che dovrei tenere bene a mente, perciò ogni volta che le rileggo continuo a sorprendermi!). Da qualche hanno poi ha iniziato a ispirare anche il mio lavoro, i workshop che organizzo e i corsi online.
 

Gli argomenti

“Donne che corrono coi lupi” è un saggio di psicologia femminile, affronta in particolare l’archetipo della Donna Selvaggia e le tappe di iniziazione della vita di una donna, cioè quei momenti cruciali e decisivi che tutte viviamo in un modo o nell’altro. Lo fa però in maniera particolare: raccontando delle storie. Alcune sono quelle classiche del folklore o del mito, come il Brutto Anatroccolo o il mito di Demetra, altre appartengono a culture e paesi che non conosciamo e suonano nuove alle nostre orecchie. Clarissa Pinkola Estés infatti non solo è psicoterapeuta, ma anche cantadora.

Le storie sono medicine dell’anima e portano ancora oggi messaggi profondi e antichi.

Nella sua vita ne ha sentite raccontare tantissime ed ha anche viaggiato alla ricerca di altre storie, raccogliendole e confrontandole. Nel libro ha raccolto quelle importanti per l’anima femminile e il suo lavoro è stato cogliere e riportare alla luce le parti che racchiudono preziose ispirazioni.
Ogni capitolo quindi si focalizza su una o più storie e riporta poi la spiegazione o il commento dell’autrice. Ogni storia racconta qualcosa di lontano e ancestrale, ma che può avere contatti con la tua vita e portarti spunti su cui riflettere. Il testo porta più domande che risposte, a volte riesce a mostrarti la strada da seguire, o ti incoraggia e sostiene lungo il cammino.
 

Le difficoltà

Bisogna ammettere che è comune perdersi nella lettura: se ti è successo quindi, non disperare perché non sei la sola. Il libro infatti non è sempre così facile e le storie sono la parte più piacevole e scorrevole. Il resto del testo è denso, profondo, a volte ripetitivo o sfuggente. Sono moltissime le donne che non riescono a procedere con la lettura, che abbandonano il libro sul comodino o che vorrebbero approfondirlo ma non sanno come fare.
Proprio per questo di solito è un libro che accompagna per diversi anni, perché ci vuole tempo per metabolizzarlo e perché porta a galla sempre cose nuove, a seconda di ciò che si sta vivendo in quel momento. Di sicuro è di aiuto potersi confrontare con altre donne durante la lettura (come ho fatto durante il laboratorio che ho tenuto a Torino), per condividere esperienze simili e confrontare le proprie riflessioni.