TAROCCHI E DESTINO - BISOGNA CREDERCI? - © Ilaria Ruggeri
 
Quando ho comprato il mio primo mazzo di tarocchi (dei classici Marsigliesi) ero una ragazzina delle medie. Non conoscevo nessuno che sapesse usarli e me ne stavo in cucina a cercare di leggere un libro a riguardo (ancora oggi piuttosto incomprensibile) e a sperimentare autoletture.
Come tutti, avevo in mente l’immagine della fattucchiera retrò con tanto di turbante in testa, che in pochi istanti spiattella tutto il tuo destino: amore, lavoro, salute, amici e nemici.
Io non avevo turbanti da mettere, ma una discreta collezione di cerchietti e fasce in pieno stile anni 90. E non credevo troppo a questa cosa del destino, che le cose fossero già decise e stabilite e che bisognasse solo scoprirle.

Leggevo le carte perché volevo dei consigli che mi aiutassero nelle mie scelte, non qualcuno che le prendesse al posto mio.

Ero stufa di ascoltare i miei genitori e di certo non avevo voglia di sentirmi dire cosa fare. Al massimo avrei gradito un po’ di incoraggiamento, una voce alla Gianni Morandi che mi dicesse “dai dai, che ce la fai!”.
 
Son passati decenni da allora e il mio approccio è sempre lo stesso: nessun turbante in testa e la convinzione che il destino è qualcosa che ci costruiamo giorno per giorno.

E la magia dove sta?

Anche se la protagonista della tua vita sei tu, non vuol dire che sia l’unica sceneggiatrice. Ripensa un momento a quello che ti è successo: le cose sono andate sempre come avevi previsto o sperato?
La magia e il mistero sono proprio lí: non tutto dipende da te (per fortuna!). Ci sono certo libero arbitrio e possibilità di scelta (cosa mangio questa mattina? cosa studio all’università? mi sposo o non mi sposo?) e dall’altra le scelte degli altri che ricadono anche su di te (il tuo fidanzato decide di mollarti), e un Universo vivo, in cui siamo tutti immersi, che manda messaggi, reagisce e crea insieme a noi la realtà.
Diventa allora una trama piuttosto articolata e avvincente, non trovi?
Mentre con gli altri ci si può confrontare e capire, l’Universo parla un linguaggio di simboli e sogni e la comunicazione non è cosí immediata. Le carte sono semplicemente un modo utile per sintonizzarsi con quelle frequenze e iniziare un dialogo.
 
In questi anni ho abbandonato cerchetti e zaini Invicta e ho scoperto la psicologia e il coaching.
Ho studiato la tarologia di Jodorowsky, che vede i tarocchi come messaggi psicologici. Ho lasciato i vecchi Marsigliesi (e tutti gli altri mazzi comprati negli anni) e mi sono innamorata dei tarocchi Madrepace e delle carte Soul Coaching.
I tarocchi Madrepace sono stati creati da Vicki Noble e Karen Vogel partendo dalla simbologia classica, ma reinterpretandola in chiave femminile, con riferimenti a culture e mitologie di tutto il mondo.
Le carte Soul Coaching sono invece frutto dell’ispirazione di Denise Linn: ogni carta rappresenta una parola chiave, un concetto chiaro e positivo, e ha un’immagine suggestiva a raffigurarlo.
 
Jung diceva che

i tarocchi “sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come se l’inconscio giocasse con il suo contenuto”.

Quando li utilizzo spiego all’altra persona che è come se stessimo per fare un sogno ad occhi aperti insieme. Vediamo simboli e parole e poi cerchiamo di capirli e troviamo il senso che hanno in questo momento.
Come nei sogni, non c’è un unico significato sempre valido! L’immagine di un fiume può voler dire una cosa (seguire la corrente, adattarsi alle situazioni) o un’altra (lasciar andare, allontanarsi) a seconda della persona e del momento.
Insomma, non ci si annoia mai!

Il potere è mio e me lo tengo io

Se qualcuno ti sta facendo una lettura di carte e ti dice “succederà questo”, è il momento di storcere tantissimo il naso!
Non dico che sia una persona incapace o con cattive intenzioni, ma quello che sta facendo non ti è per niente di aiuto. In pratica ti sta rubando il tuo potere personale, la libertà di trovare le tue risposte, di scegliere cosa vuoi fare e di assumertene le responsabilità. Ti sta trattando come un genitore un po’ autoritario che dice alla povera bambina: “solo io posso sapere come vanno le cose: ascoltami e ubbidisci!”.
Le carte in realtà offrono solo degli suggerimenti, degli spunti su cui riflettere con calma, e non ti costringono a fare proprio nulla!
Il mio oroscopo mi ha detto per anni che era ora di chiudere una relazione e io invece imperterrita ho continuato fino allo sfinimento. Nessuno mi ha spinta a fare una scelta o l’altra; il consiglio era di meditare su quello che stava succedendo e io avevo troppa paura per farlo.
 
Il messaggio perciò è solo la prima parte: dopo di questa ci vuole un momento di interpretazione. Nel mio lavoro questo succede quando utilizzo il coaching: le domande e gli esercizi che propongo sono strumenti per aiutarti a comprendere il significato personale, per darti degli strumenti utili per fare il lavoro che devi fare. Non me ne posso occupare io per te, né nessun altro. È tuo il momento, è tua la scelta.